“Che lavoro fanno i tuoi genitori?” Una domanda al primo colloquio, tante chiavi di lettura
Un neolaureato con il massimo dei voti, al primo colloquio della sua vita. A un certo punto gli chiedono: “Che lavoro fanno i tuoi genitori?”
È una domanda che ai ragazzi in cerca della prima esperienza si fa ancora, e ogni volta mi colpisce quanti modi ci siano di leggerla.
Le chiavi di lettura possono essere diverse. Tu come la leggi?
Su LinkedIn questa domanda ha raccolto in pochi giorni più di duecento commenti, e leggendoli mi sono reso conto che divide più di quanto pensassi. Ognuno ci vede qualcosa di diverso, spesso a partire dalla propria storia.
C’è chi la sente ancora come un filtro. Per anni, in certi colloqui, è servita a capire da che famiglia arrivava il candidato, che ambiente frequentava, magari se portava con sé qualche conoscenza utile. Chi la legge così pensa che oggi non abbia più motivo di esistere e che rischi di penalizzare proprio chi parte da più lontano.
Altri la trovano semplicemente fuori luogo. Il lavoro dei genitori non dice nulla su come un ragazzo affronterà il suo primo incarico, e una domanda del genere può mettere a disagio chi ha una situazione familiare complicata o non ha voglia di parlarne con uno sconosciuto. C’è anche chi ricorda che in un colloquio si dovrebbe chiedere solo ciò che riguarda l’attitudine professionale.
Poi c’è chi la guarda dal lato del percorso. Un ragazzo che viene da una famiglia che ha attraversato difficoltà, anche economiche, e arriva alla laurea con il massimo dei voti, ha già dimostrato qualcosa che il voto da solo non racconta: impegno, affidabilità, voglia di arrivare. Per chi la legge in questo modo la risposta non serve a escludere qualcuno, ma a capire meglio la strada che ha già fatto.
In mezzo ci sono tante sfumature, e molte persone si riconoscono in più di una di queste letture. La domanda resta la stessa per tutti, cambia quello che ognuno ci cerca dentro. Con i ragazzi alla prima esperienza gli elementi su cui basarsi sono pochi, e forse è anche per questo che ogni domanda finisce per pesare così tanto.


